Istituto Allergologico Italiano


Attacco dai coronavirus “mutanti”

Tutte e tre da coronavirus che improvvisamente hanno fatto il salto dall’animale all’uomo diventando molto aggressivi con alta mortalità. Ricercatori americani dell’NIH hanno scoperto, in questi giorni, che nei coronavirus responsabili delle tre malattie è intervenuta la stessa mutazione genetica che non c’è nei comuni coronavirus che danno il raffreddore o poco di più. I geni mutati inducono delle modifiche in due proteine, una della capsula del virus e l’altra delle spicule (prominenze superficiali caratteristiche) tali da permettere al virus di saltare dall’animale all’uomo e di diventare molto aggressivo. Sembra che questa mutazione genetica faccia parte dell’evoluzione naturale dei coronavirus e quindi dobbiamo prevedere che ci saranno altre epidemie da altri coronavirus “mutanti”. L’analisi genetica dei coronavirus che infettano gli animali potrà tuttavia può essere molto utile in quanto permetterà di riconoscere fin dal nascere i virus pericolosi in modo da poter mettere in atto tutte le misure per impedire la loro diffusione all'uomo.

Le alterazioni genetiche comuni ai tre virus mortali

Fig. 1 Le alterazioni genetiche comuni ai tre virus mortali (CARS-CoV-2, MERS-CoV, SARS-CoV) presiedono alla sintesi di due proteine, una nella sicula e una nel capside, che conferiscono al coronavirus la sua alta aggressività per l’uomo e la trasmissibilità da animale a uomo. Fonte: News Releases for National Institutes of Health (NIH). 06/11/2020 09:00 AM EDT

Fonte: Gussow AB, et al Genomic determinants of pathogenicity in SARS-CoV-2 and other human coronaviruses. Proceedings of the National Academy of Sciences Jun 2020, 202008176;

Accelerazione del COVID-19 in Africa:

L'OMS riferisce che la diffusione del COVID-19 in Africa sta accelerando. I primi casi di COVID-19 sono comparsi in Africa a metà febbraio, dopo 98 giorni sono stati raggiunti i primi 100.000 casi e nei soli 18 giorni successivi i secondi 100.000. Quasi l’80% dei contagi è concentrato in 5 Paesi: Algeria, Egitto, Nigeria, Sudafrica e Sudan. La quasi totalità dei casi erano finora concentrati nelle capitali ma la pandemia si sta già diffondendo nelle province. Un'azione rapida e precoce di prevenzione, tramite il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e la tracciabilità dei contagiati, prontamente predisposta dai Paesi Africani, aveva mantenuto basso il numero dei contagi, salvaguardando le scarse strutture sanitarie. La pandemia, però adesso è in espansione. Ciò è un grave problema, perché, secondo l’OMS, le comunità più vulnerabili ed emarginate stanno già pagando un prezzo altissimo per le restrizioni e sarà necessaria una scelta, tra salvare vite umane o proteggere i mezzi di sussistenza. Ma il dilagarsi della pandemia non sembra lasciare molto tempo per la scelta.

On the frontlines of Congo’s COVID-19 battle

Fig.1On the frontlines of Congo’s COVID-19 battle - WHO ©

Fonte: WHO Africa: Africa records over 200 000 COVID-19 cases. 11 June 2020

REGN-COV2 - IN ARRIVO LA PRIMA TERAPIA SPECIFICA PER LA COVID-19

Regeneron Pharmaceuticals, ha annunciato l'avvio degli studi clinici di REGN-COV2, due anticorpi monoclonali per la prevenzione e il trattamento di COVID-19. Si tratta di quattro studi, ciascuno rivolto a una popolazione distinta di soggetti quali:

  1. pazienti ospedalizzati per COVID-19;
  2. pazienti sintomatici per COVID-19 non ospedalizzati;
  3. persone non infette ma appartenenti a gruppi ad alto rischio di esposizione al contagio (come operatori sanitari o primi soccorritori) e
  4. persone non infette ma esposti al contagio per uno stretto contatto con un paziente COVID-19 (es. un familiare che coabita col paziente).

REGN-COV2 contiene due anticorpi monoclonali diretti verso la parte della glicoproteina della spicula di SARS-CoV-2, detta DRB che si lega al recettore ACE2. Uno dei due anticorpi è stato isolato da sieri di convalescenti di COVID-19 e l’altro è stato prodotto immunizzando con la glicoproteina di SARS-CoV-2 dei topi VelocImmune®. Si tratta di topi geneticamente modificati, con un sistema immunitario umano che produce anticorpi tollerati dall’uomo. Questi studi serviranno a conoscere l’efficacia antivirale e i dosaggi più efficaci e meglio tollerati. Seguirà una sperimentazione clinica su un grande numero di soggetti che, se positiva, porterà presto alla registrazione del prodotto. REGN-COV2 potrebbe avere un impatto notevole sulla salute pubblica e potrebbe essere disponibile molto prima di un vaccino.

 Il doppio anticorpo REGN-COV2

Fig1. Il doppio anticorpo REGN-COV2 (a sin) è in grado di ridurre il rischio di “fuga del virus”, cioè che si verifichi una mutazione della parte proteica del virus attaccata dall’anticorpo singolo (a dx), rendendo quest’ultimo inefficace.

Fonte: Regeneron Pharmaceuticals, Inc.

Se vuoi approfondire vai a:
Dal plasma di convalescente alle immunoglobuline monoclonali
La corsa ai monoclonali: le ultime notizie

Un insegnamento dall’Antartide sulla COVID-19

Un insegnamento importante sulla prevenzione della COVID-19 ci arriva da un’epidemia scoppiata su una piccola nave da crociera che ripercorreva la navigazione dell’esploratore dell'Antartide Ernest Shackelton. La nave era partita da Ushuaia, in Argentina, a metà marzo 2020 con 217 persone a bordo che sono rimaste isolate da ogni contatto esterno fino al rientro non programmato a Montevideo, 13 giorni dopo. Tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio, prima dell'imbarco, erano stati sottoposti a screening per sintomi di COVID-19 e alla misurazione della temperatura. Il 20 marzo, 128 (59%) delle 217 persone a bordo risultarono positive al tampone per il coronavirus SARS-CoV-2. Dei 128, il 19% presentava sintomi di COVID-19 e l'81% era completamente asintomatico. Otto dei pazienti sintomatici hanno richiesto l'evacuazione medica e uno di loro è morto. Si è quindi avuta un’incidenza di contagi del 59% mentre tra i contagiati l'incidenza di malattia conclamata è stata del 18%, quella di una forma grave del 6,5%, quella di malattia asintomatica dell’81% e la mortalità è stata dello 0,8%. Infine, I risultati del test PCR rapido erano discordanti tra le coppie di occupanti di 10 cabine, verosimilmente per errore del test.

La nave australiana Greg Mortimer

Fig.1 La nave australiana Greg Mortimer cha ha interrotto una crociera nell'Antartide dopo che i passeggeri si sono ammalati di COVID-19.

Questa piccola epidemia ci insegna almeno quattro cose:

  1. che la percentuale di persone asintomatiche in un gruppo di individui con infezione da SARS-CoV-2 è molto alta;
  2. che l'utilità dello screening dei sintomi di COVID-19 e della temperatura (rilevati a tutti prima dell’imbarco) è da mettere in discussione;
  3. che le modalità di test rapidi disponibili in quei giorni (marzo 2020) erano assolutamente inadeguate per il controllo di un’epidemia;
  4. che, per contenere l'espansione dell'epidemia, va posta la massima attenzione ai casi asintomatici.

Questo piccolo studio dovrebbe insegnare molto a chi si occupa di strategie di “riapertura”.

Fonte: Ing AJ et al. COVID-19: In the footsteps of Ernest Shackleton. Thorax 2020 May 27; [e-pub]. (https://doi.org/10.1136/thoraxjnl-2020-215091)

Non possiamo contare sull'”Immunità di gregge”

Lancet ha pubblicato i risultati di uno studio circa l'andamento settimanale della positività agli anticorpi anti -SARS-CoV-2, in un campione rappresentativo della popolazione di Ginevra. Lo scopo dello studio era di valutare la prevalenza dell'infezione nella popolazione e di monitorare la progressione dell’epidemia. Sono stati arruolati 2766 partecipanti, provenienti da 1339 famiglie, con una distribuzione demografica compatibile con quella del cantone di Ginevra. Sono state riscontrate le seguenti prevalenze settimanali di positività agli anticorpi: 1a settimana= 4,8%; 2a = 8,5%; 3a = 10,9%; 4a = 6,6% e 5a = 10,8%. Gli individui di età compresa tra i 5 e i 9 anni e quelli di età superiore a 65 anni avevano un rischio significativamente più basso di essere sieropositivi rispetto a quelli di età compresa tra 20 e 49 anni. È stato stimato che per ogni caso confermato segnalato, ci sono state 11.6 infezioni nella comunità.

Questi risultati indicano che la maggior parte della popolazione di Ginevra è rimasta non infetta durante questa ondata di pandemia, nonostante l'elevata prevalenza di COVID-19 (Vedi Figura). Confermano inoltre quanto già osservato in altre regioni del mondo e cioè che durante la pandemia solo una minoranza della popolazione è stata infettata da SARS-CoV-2 e anche dimostrano che non possiamo contare che l’“immunità di gregge” autolimiti la pandemia stessa.

Stime della sieroprevalenza; Casi confermati di COVID-19 segnalati giornalmente a Ginevra e (C); Casi cumulativi e tasso di incidenza cumulativo di COVID-19 confermati a Ginevra

Fig.1 Stime della sieroprevalenza (IC al 95%) per ogni settimana dell’analisi; (B): Casi confermati di COVID-19 segnalati giornalmente a Ginevra e (C): Casi cumulativi e tasso di incidenza cumulativo di COVID-19 confermati a Ginevra

Inoltre, si è osservata una bassa prevalenza di sieropositività nei bambini il che indicherebbe una minore suscettibilità all'infezione e negli anziani, il che potrebbe dipendere da una minore esposizione (a causa di una maggiore distanza sociale) e dall'invecchiamento del sistema immunitario. Poiché quella degli anziani è la fascia di età più suscettibile alle malattie gravi e presenta il più alto rischio di mortalità, rimane aperto il quesito di quanto sarà opportuno ridurre le misure di distanziamento per questa popolazione.

Fonte:Stringhini S. et al. Seroprevalence of anti-SARS-CoV-2 IgG antibodies in Geneva, Switzerland (SEROCoV-POP): a population-based study, The Lancet, Published online June 11, 2020 doi.org/10.1016/S0140-6736(20)31304-0

Maggiore prevalenza del COVID-19 nelle città con alto inquinamento industriale

Il Prof Mario Coccia, Direttore dell’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha pubblicato, un’interessante analisi sui fattori che hanno condizionato la dinamica di trasmissione del COVID-19 nelle città con alto tasso di industrializzazione inquinante. In particolare:

  • la trasmissione di COVID-19 ha una significativa associazione con l'inquinamento atmosferico delle città, misurato in base ai giorni che superano limiti fissati per PM10 o ozono;
  • le città altamente inquinate hanno avuto un numero medio molto elevato di individui infettati (circa 3600 individui) mentre quelle meno inquinate hanno avuto un numero medio inferiore di infettati (circa 1000 individui);
 Linea Log di regressione di individui infetti il 7 aprile 2020 rispetto alla densità degli abitanti

Fig1. Linea Log di regressione di individui infetti il 7 aprile 2020 rispetto alla densità degli abitanti / km2 2019, considerando i gruppi di città con giorni che superano i limiti fissati per PM10 o ozono Nota: questo risultato rivela che la dinamica di trasmissione di COVID-19 è dovuta a due meccanismi: la trasmissione da uomo a uomo (basata sulla densità della popolazione) e trasmissione da inquinamento dell'aria a uomo (infettività virale nell'aria); in particolare, nelle città inquinanti, la diffusione accelerata dell'infettività virale è anche dovuta al meccanismo di trasmissione dell'inquinamento atmosferico-umano che può avere un effetto più forte della trasmissione da uomo a uomo!

  • le città costiere, pur superando anch’esse i limiti stabiliti per il PM10 o l'ozono, hanno avuto una media aritmetica di circa 940 individui infettati. In queste città la velocità del vento era più elevata rispetto alle città dell’entroterra (circa 12 vs 8 Km/h) e l'analisi statistica rivela un coefficiente negativo di correlazione tra il numero di individui infettati e la velocità del vento;
  • nella fase iniziale della dinamica della trasmissione, l'inquinamento atmosferico nelle città italiane in esame sembra essere un fattore predittivo più importante (17 marzo 2020, b1 = 1,27, p <0,001) rispetto alla trasmissione da uomo a uomo (b2 = 0,31, p <0,05 ). Successivamente, il fattore di inquinamento dell'aria si è ridotto e così l'intensità della diffusione dell'infezione da Coronavirus (il 7 aprile 2020 b′1 = 0,81, p <0,001) anche a causa dell'effetto indiretto del blocco mentre il coefficiente di trasmissione da uomo a uomo non è cambiato (b′2 = 0,31, p <0,01).
Questo risultato rivela che la dinamica di trasmissione accelerata di COVID-19 in marzo 2020 nelle città dell’entroterra ad alto inquinamento (Bergamo, Brescia, Milano, Cremona) è dipesa principalmente dal meccanismo di trasmissione da inquinamento atmosferico a uomo, in aggiunta alla trasmissione da uomo a uomo. Si intende che il virus, emesso col respiro, viene poi veicolato dal particolato sottile, restando sospeso in aria per lungo tempo. Le città inquinate dell'entroterra, con bassa velocità del vento, hanno avuto un numero maggiore di individui infettati rispetto alle città inquinate costiere.
Questi dati devono convincere che la strategia per prevenire future epidemie deve anche basarsi su una drastica riduzione dell’inquinamento nelle nostre città industrializzate, soprattutto dell’entroterra.

COVID-19 outbreak in Lombardy Region (North Italy), 26 April 2020

Totale casi di COVID-19 e giorni di inquinamento atmosferico, al 26 aprile 2020 a Milano, Bergamo, Brescia e Cremona

Fig2. Totale casi di COVID-19 e giorni di inquinamento atmosferico, al 26 aprile 2020 a Milano, Bergamo, Brescia e Cremona

Fonte: Mario Coccia Factors determining the diffusion of COVID-19 and suggested strategy to prevent future accelerated viral infectivity similar to COVID Sci Total Environ. 2020 Aug 10; 729: 138474. Published online 2020 Apr 20. doi:10.1016/j.scitotenv.2020.138474

Il vaccino anti SARS-CoV-2 di “Moderna” supera la fase I

Sono stati pubblicati in questi giorni i primi risultati di uno studio in fase 1 di valutazione della sicurezza e dell'efficacia del vaccino mRNA SARS-CoV-2 sviluppato dall'azienda Moderna negli USA. Esso si basa su una piattaforma di RNA che istruisce le cellule dell’organismo (vaccinato) a costruire la proteina virale della spicula o S-2P, cioè l’antigene che stimola il sistema immunitario. Sono stati provati tre diversi dosaggi del vaccino (25 μg, 100 μg o 250 μg), mediante due somministrazioni, in adulti di età dai 18 ai 55 anni.
schema attivazione vaccino Tutti i partecipanti hanno prodotto anticorpi sia leganti che neutralizzanti. Gli anticorpi leganti sono stati prodotti in alta concentrazione già dopo la prima somministrazione, mentre quelli neutralizzanti sono risultati a un livello sufficiente solo dopo la seconda vaccinazione. Sarà quindi necessario mantenere le due somministrazioni del vaccino. La dose da 250 μg, pur non avendo prodotto titoli anticorpali più alti rispetto a quella di 100 μg, si è associata a una proporzione più elevata di gravi eventi avversi sistemici. Saranno adottate quindi dosi di 100 μg o inferiori, per mantenere un rapporto rischio-beneficio ottimale. Dato che ci si può attendere una minor risposta al vaccino negli anziani, questo aspetto sarà valutato in un secondo studio di Fase I, attualmente in corso, dedicato ai soggetti di età oltre i 55 anni.
Per confermare la sicurezza di questo vaccino mRNA SARS-CoV-2 e dimostrare un'efficacia statisticamente solida nella prevenzione di Covid-19, sta iniziando una sperimentazione di fase 3, in migliaia di soggetti.
Da sottolineare la velocità con cui è stato sviluppato finora questo vaccino, infatti ci sono voluti, dalla pubblicazione delle prime sequenze SARS-CoV-2 fino alla fase 1, solo 6 mesi, a fronte di un periodo tipico di preparazione di un vaccino, che finora durava dai 3 ai 9 anni.

Fonte: Jackson LA et al. An mRNA Vaccine against SARS-CoV-2 — Preliminary Report New Engl J Med. July 14, 2020 doi: 10.1056/NEJMoa2022483

Da Robert Gallo: usiamo l’antipolio contro il coronavirus

Robert Gallo, uno degli scopritori del virus HIV, propone oggi su “Science” di impiegare la vaccinazione antipolio (OPV) contro il coronavirus. La proposta si basa su solide evidenze scientifiche che dimostrano che l'OPV protegge non solo dalla poliomielite ma anche da altre infezioni virali, non collegate alla polio. Questo fenomeno non dipende dagli anticorpi contro il virus della polio, in quanto è escluso che essi agiscano verso altri virus. La protezione allargata dell'OPV per malattie virali diverse dalla polio, è verosimilmente dovuta a una stimolazione dell’immunità innata da parte del vaccino. Anche altri vaccini, costituiti da virus viventi e attenuati quali quelli contro il morbillo e il vaiolo, inducono importanti effetti protettivi non specifici contro malattie virali differenti.

Robert Gallo

Fig1. Robert Gallo

Vi sarebbero molte opportunità nella somministrazione di una dose di richiamo di OPV per la prevenzione del COVID-19: entrambi, poliovirus e coronavirus sono virus a singolo filamento di RNA, potrebbero quindi essere influenzati da comuni meccanismi dell'immunità innata; l'OPV ha una consolidata esperienza di sicurezza, esiste in diversi sierotipi che potrebbero essere utilizzati in sequenza per prolungare la protezione, ha un basso costo, è facile da somministrare e ve n’è una enorme disponibilità immediata (oltre 1 miliardo di dosi di OPV vengono prodotte e utilizzate ogni anno in oltre 140 paesi). La strategia di indurre una protezione non specifica può persino avere un vantaggio rispetto a un vaccino specifico per SARS-CoV-2. Infatti, è possibile che il vaccino anti SARS-CoV-2 perda la sua efficacia per mutazioni del coronavirus che modificano i suoi antigeni, come succede ai virus dell'influenza stagionale, obbligando a modificare ogni volta il vaccino.

Fonte: Chumakov K et al Can existing live vaccines prevent COVID-19? Science 12 Jun 2020: Vol. 368, Issue 6496, pp. 1187-1188

Gli asintomatici della Diamond Princess

L'epidemia di COVID-19 scoppiata sulla nave da crociera Diamond Princess ha permesso di valutare l’incidenza dei contagiati, sia sintomatici che asintomatici e di seguire l’evoluzione clinica degli asintomatici. A bordo della nave c’erano in totale, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, 3711 persone. Di queste, 712 (19%) sono risultate infettate da SARS-CoV-2 e a loro volta 410 (58%) delle persone infettate erano asintomatiche al momento del riscontro della positività al virus. L’evoluzione clinica è stata seguita in 96 pazienti asintomatici che erano stati trasferiti sulla terra ferma in Ospedale per l’osservazione e il monitoraggio virologico. Di questi, 11 in realtà erano pre-sintomatici perché hanno sviluppato i sintomi clinici della Covid-19 dopo circa 4 giorni dal prelievo risultato positivo per il virus. Tutti gli altri sono rimasti asintomatici fino alla negativizzazione del tampone che è avvenuta rispettivamente nel 48% dei casi, entro 8 giorni dal primo test PCR positivo, e nel 90%, entro 15 giorni.

Coronavirus: un volo riporterà a casa i 35 italiani della Diamond

Fig1. Diamond Princess

In conclusione, dal focolaio della Diamond Princess si può dedurre un'incidenza di contagiati del 19%, di cui 47% erano asintomatici. Il superamento dell’infezione (PCR per il virus negativa) si è verificata nel 90% degli asintomatici entro 15 gg dal riscontro dell’infezione, mentre nel restante 10% ci è voluto più tempo. Si è osservato, in particolare che la velocità di superamento dell'infezione aumentava in relazione all'età.

Fonte: Sakurai A. et al. Natural History of Asymptomatic SARS-CoV-2 Infection NEJM letter published on June 12, 2020,

La mia maschera protegge te, la tua protegge me

Il coronavirus della COVID-19 si trasmette tramite l'inalazione di goccioline contenenti il virus, emesse dalle persone infette. Le misure di controllo universalmente adottate sono il distanziamento fisico, gli eventuali periodi di blocco in casa e l'igiene (delle mani e delle superfici). L'uso delle maschere facciali non è adottato universalmente e spesso ne viene messa in dubbio l'efficacia.

Un epidemiologo dell'Università di Cambridge, R.O.J.H. Stutt con i suoi collaboratori, ha usato due modelli matematici per dimostrare che l'utilizzo continuo delle maschere riduce il valore della Riproduzione effettiva (Re) al di sotto di 1, con controllo della diffusione dell'epidemia. Infatti, se si associano i periodi di blocco con l'uso della maschera nel 100% della popolazione, l'epidemia può essere messa sotto controllo, con riduzione della diffusione della malattia e appiattimento dei picchi di ripresa dell’epidemia, secondari e terziari. L’effetto è mantenuto anche nell’ipotesi che le maschere facciali siano efficaci solo al 50% nel catturare l'inoculo di virus nell'inspirazione o nell'espirazione e anche in circostanze di un maggior rischio di contagio.

fashion face masks BBC News

Fig1. Fashion face masks BBC News

Questi risultati valgono anche in situazioni di povertà di risorse, in quanto è possibile fabbricare maschere fatte in casa del tutto efficaci. Gli autori dello studio propongono, quindi di adottare lo slogan: ”la mia maschera protegge te, la tua protegge me”.

Fonte: Stutt ROJH, Retkute R, Bradley M, Gilligan CA, Colvin J. 2020 A modelling framework to assess the likely effectiveness of facemasks in combination with ‘lock-down’ in managing the COVID-19 pandemic Proc. R. Soc. A 476: 20200376

FDA revoca idrossiclorochina E clorochina per il trattamento della covid-19

La Food & Drugs Administration (FDA) ha revocato l'autorizzazione all'uso dell’idrossiclorochina e della clorochina, come trattamenti di emergenza per il COVID-19. L'agenzia afferma che è improbabile che i farmaci siano efficaci nel trattamento della COVID-19. Inoltre, in considerazione degli eventi avversi cardiaci gravi, in corso del trattamento e di altri potenziali effetti collaterali gravi, i potenziali benefici della clorochina e dell'idrossiclorochina non superano i rischi potenziali per autorizzarne l'uso nel COVID-19. L'autorizzazione all'uso di questi i farmaci nel trattamento di emergenza della COVID-19 era stata concessa il 28 marzo 2020.

Food & Drug Administration

Fonte: Fda News Release. Coronavirus (COVID-19) Update: FDA Revokes Emergency Use Authorization for Chloroquine and Hydroxychloroquine

Prevalenza dell'Infezione Asintomatica da SARS-CoV-2

Si sospetta che le persone infettate da coronavirus SARS-CoV-2 che rimangono asintomatiche svolgano un ruolo significativo nel diffondere la pandemia in corso, ma non si conosce il loro numero effettivo e la loro capacità di diffondere il virus.

infezione SARS-CoV-2 da asintomatici

Fig1. Asymptomatic SARS-CoV-2 Infection

Gli epidemiologi Daniel P. Oran e Eric J. Topol, della Scripps Clinic di San Diego hanno rivisto e sintetizzato le prove disponibili che documentano la realtà delle infezioni asintomatiche da SARS-CoV-2. Si tratta di pubblicazioni che le caratteristiche epidemiologiche di 16 focolai circoscritti di epidemia di SARS-CoV-2.
Dai dati di queste pubblicazioni, emergono alcune considerazioni molto importanti ai fini della trasmissione dell’infezione. Un dato comune a tutti questi focolai d’infezione è che le persone asintomatiche sono circa il 40% - 45% dei soggetti infettati dal SARS-CoV-2 e che queste persone, pur in assenza di sintomi, possono trasmettere il virus ad altri per un periodo prolungato, forse più lungo di 14 giorni. In alcuni casi la carica virale delle persone infette da SARS-CoV-2 asintomatiche è risultata pari a quella delle persone sintomatiche, suggerendo un potenziale simile per la trasmissione virale.
In conclusione, dato il rischio molto alto di una diffusione silenziosa da parte delle persone infette da SARS-CoV-2 asintomatiche, è indispensabile che i programmi di test diagnostici eseguiti al fine di contenere il diffondersi dell’infezione includano le persone senza sintomi. Data la difficoltà di riconoscere queste persone, potrebbe essere utile ricorrere a nuovi sistemi di controllo delle epidemie, come il monitoraggio dei pazienti con sensori portatili (crowdsourcing) e il controllo della carica virale nelle fogne.

Fonte: Oran D. P., Topol E. J. Prevalence of Asymptomatic SARS-CoV-2 Infection A Narrative Review Ann Int Medicine 3 giugno 2020, doi.org/10.7326/M20-3012